Carlo si era svegliato di prima mattina quasi infastidito da quel silenzio inconsueto,abitava da quasi un anno in quell’appartamento al centro della città,ci aveva messo del tempo per abituarsi a tutto quel caos ed ora non era più avvezzo a sensazioni così intense di pace e di serafica tranquillità .Ma stranamente tutto taceva,il televisore del vicino si era ammutolito e il rollio del monopattino del bambino del piano di sopra si era incredibilmente ovattato. Si alzò frettolosamente dal letto per capire meglio cosa stesse succedendo,giusto il tempo per dare un’occhiata e percepire il perchè di così tanto silenzio…i suoi occhi iniziarono a scrutare una serie ininterrotta di tapparelle abbassate,di stenditoi vuoti,non rimaneva che scrutare quell’azzurro infinito del cielo magari adagiato sulla sua amata poltrona. Era il 15 agosto e Carlo capì al volo che quella calma sarebbe durata ben poco,trascorso il Ferragosto la gente sarebbe rientrata in città e tutto sarebbe tornato esattamente come prima. L’idea era stata spontanea e illuminante,decise di godere intensamente quella pace, quella tranquillità che inizialmente lo aveva quasi intimorito ma che ora lo sollazzava beatamente. Uscì sul balcone,emise un lungo sospiro e godendosi quella tranquillità irreale provò il desiderio profondo di abbinare a quel piacere interiore di pace, le note musicali di un brano accattivante,si ritrovò fra le mani un vecchio 33 giri,accese il suo vecchio giradischi e nell’aria iniziò a diffondersi come per incanto quella sequenza di note musicali che ben conosceva. Era un brano di ESTEBAN MORGADO che aveva conquistato il cuore del buon Carlo sin dal primo ascolto,le sue note sinuose gli erano arrivate dritte al cuore ed ora le sue emozioni, attraverso il volume delle sue casse acustiche, si diffondevano senza alcun pudore, per lo spazio silenzioso dei condomini, sui parcheggi deserti, balzando armoniosamente sugli alberi spelacchiati del viale sonnolento.
Carlo Bagella,volto pulito sorretto da due curati baffetti alla sparviero,lineamenti regolari abbinati a due fossette che accentuavano la sua marcata mascella,uno sguardo, a tratti malinconico ed assente, che traspare dalla luce tenue dei suoi profondi occhi neri. Aveva vissuto una gioventu’ per certi versi spericolata ed ora dalla sua postazione di single incallito, amava proiettarsi nel suo “Centro di Gravità Permanente”,come avrebbe detto il buon Battiato.Alla soglia dei suoi 45 anni aveva percepito che la vita và respirata intensamente giorno dopo giorno,a volte non e’ così facile come qualcuno potrebbe pensare, ma lui era convinto che solo apprezzando l’aroma intenso di ogni minimo frammento di vita, si potessero trovare quelle risposte accuratamente conservate in qualche angolo ombroso della sua anima. Un motivo in 2) più per chiudere gli occhi sotto l’onda emozionale delle note intriganti di quel passionale “Tango dell’ultimo amor” e lasciarsi andare…e quasi per incanto la sua mente cominciò a planare nel ricordo ancora vivo di quella serata magica,nelle sensazioni struggenti che lo legavano a doppio filo al quel brano senza tempo col quale aveva stretto fra le braccia quella misteriosa donna rossa. Aveva ballato con lei una Milonga intensa, senza scambiare una sola parola, affidandosi da buon tanguero solo al linguaggio del corpo,ma mai prima di allora aveva provato così tanto rammarico nel non avere avuto il coraggio di chiederle almeno il nome. Quell’ebbrezza sublimale di immagini piacevoli fu’ interrotta bruscamente dal suono stridulo di quell’inopportuno campanello, si guardò intorno quasi contrariato, chi poteva essere capace, di primo mattino, di interrompere quella creativa fantasia di quel solitario mattino di ferragosto? Mille domande si rincorrevano nella sua mente ma solo quando si affrettò a rispondere al citofono capì al volo la situazione. La sua anziana dirimpettaia,la signora Tilocca, con la quale scambiava a malapena qualche parola, le chiedeva con ansia se avesse sentito dei rumori sospetti che provenivano dal piano superiore. L’anziana donna era pallida, quasi spaventata e Carlo cercò in ogni modo di liquidarla in tempi brevi tranquillizzandola, ma quella pestifera donna non voleva sentire ragioni,a questo punto gli rimase una sola via di fuga – non si preoccupi signora, sarà stato il volume troppo alto del mio stereo che le ha fatto credere di sentire strani rumori. Salutò la signora senza darle il tempo materiale di replicare e chiuse all’istante la porta lasciandosi fuori quella invadente presenza per ripercorrere la corsia preferenziale dei suoi pensieri, per niente avrebbe rinunciato all’unica motivazione per cui aveva deciso di rimanere solo fra le sue quattro mura domestiche,la ricerca di un’ angolo di serenità. Si avvicinò al suo impianto hifi, alzò il volume dello stereo, si distese sulla sua fedele poltrona in pelle e cercò disperatamente il filo dei suoi ricordi,pensando compiaciuto – ci son delle volte in cui un po’ di sano egoismo può salvarti la vita, ha proprio ragione il mio fidato amico Lorenzo.

https://www.youtube.com/watch?v=sswGbMW3PWs



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